Mi presento, sono Carlotta Micale, e nella vita, tra le diverse cose di cui mi occupo, insegno Yoga.
Lo Yoga è stata una scoperta di ormai 11 anni fa. Ero incuriosita da questa disciplina, e ho iniziato ad approcciarla in solitudine leggendo dei libri e provando a praticare. Qualche mese dopo ha aperto un centro Yoga praticamente sotto casa mia, e ho iniziato a seguire i loro corsi. In quel periodo la mia pratica di Yoga è diventata sempre più importante nella vita quotidiana.
Nel 2021 ho avuto il “click”, e ho deciso di prendere la certificazione per insegnare. Pensavo che sarebbe stato soltanto un modo interessante per approfondire ulteriormente le mie conoscenze e la mia pratica, ma da lì in realtà è cambiato tutto. Lo Yoga è diventato uno stile di vita, e nel 2023 ho mollato il mio lavoro per dedicarmi ai miei progetti freelance, tra i quali l’insegnamento dello Yoga.
Nella mia metodologia unisco il Vinyasa Yoga alla scrittura terapeutica. Perché?
Nello Yoga, le Asana (le posture fisiche) sono soltanto uno degli 8 passi descritti da Patanjali negli Yoga Sutra. Questi passi ci portano alla completa consapevolezza di noi stessi e all’unione con l’universo (Samadhi), e includono esercizi di respirazione (Pranayama), di meditazione e contemplazione (Pratyahara, Dharana, Dyana), e dei principi etici (Yama e Nyama). Tra i Nyama spicca Svadhyaya, ovvero lo studio di sé, l’introspezione.
Per stimolare l’introspezione e accedere alle parti più nascoste del nostro io, la scrittura è la nostra migliore alleata. Attraverso la scrittura consapevole, si ha l’opportunità di riflettere su esperienze e stati d’animo emergenti durante la pratica yogica, favorendo una maggiore introspezione e crescita personale. Questa sinergia tra corpo, mente e parola promuove una comprensione autentica e profonda di sé stessi. Per questa ragione nei miei percorsi individuali concilio la pratica dello Yoga alla scrittura, in un percorso trasformativo, alla scoperta del proprio potenziale e del modo in cui esprimerlo al meglio.
Yoga e attivismo
Un tempo sono stata “quella che andava alle manifestazioni”, e credetemi, non me ne perdevo nemmeno una. Avevo bisogno di esprimere la mia insoddisfazione e il mio dissenso scendendo in piazza ogni volta che se ne presentava l’occasione. Poi un giorno, per la prima volta, ho assistito a dei brutali episodi di violenza da parte della polizia verso i manifestanti. I manifestanti erano studenti e studentesse del liceo. Davanti ai miei occhi ho visto ragazzine di quattordici anni trascinate per i capelli dalla polizia, e manganellate a sangue. Sono scappata via, e non ho mai più avuto il coraggio di partecipare a nessuna manifestazione.
Per anni mi sono chiesta cosa potessi fare per rimanere comunque un’attivista, e la prima risposta l’ho trovata nella scrittura, esercitando anche la professione di giornalista per alcuni anni. Quando poi ho iniziato a studiare in modo approfondito i principi dello Yoga, mi sono resa conto di come anche lo Yoga sia un potente strumento di attivismo.
Fare attivismo attraverso lo Yoga significa portare i principi etici degli Yama e dei Niyama dalla pratica personale alla vita sociale, promuovendo un cambiamento positivo nel mondo. Gli Yama come Ahimsa (non violenza) e Satya (la ricerca della verità) guidano verso un’azione compassionevole e onesta, incoraggiando l’impegno per la giustizia sociale senza danneggiare gli altri (e nemmeno se stessi). Tra i Niyama, Santosha (contentezza) incoraggia a trovare serenità anche nelle situazioni difficili, favorendo un atteggiamento costruttivo e attivo; Ishvara Pranidhana (accettazione delle forze universali) insegna a operare con umiltà e fiducia, senza essere ossessionati dai risultati immediati delle proprie azioni, ma in un certo senso invitandoci ad agire godendoci il percorso.
Per queste ragioni ho deciso di mettere lo Yoga al servizio della situazione in Palestina: per fare un attivismo gentile, in cui possiamo realmente fare la differenza unendo le nostre forze, ma senza prenderci i rischi dello scendere in piazza.
Per questa ragione insegno nella Palestra Popolare Galeano a Padova, uno spazio in cui lo sport diventa un modo per fare resistenza.
In questo post instagram spiego in lettura yogica perché ho preso posizione a favore della Palestina.
Non escludo, in futuro, di creare un modo per mettere lo Yoga a servizio di altre cause sociali, per continuare questa azione di attivismo e solidarietà e condividerla con ancora più persone!
[Link call to action: Scopri di più sul Progetto Palestina]